Mai gettare la spugna, questa la parola d’ordine di Catia

Catia Castellani ha appena compiuto 60 anni ma quando ci siamo parlate al telefono percepivo la verve di una ragazza. Mentre le raccontavo del progetto di questo blog la sentivo sorpresa e incredula. Mi ha spiegato che aveva creato un blog simile al mio, dedicato alle donne over 50 che vivono quella fase speciale della vita in cui un po’ si tirano le somme e un po’ si costruiscono nuovi progetti. Uno stesso filo conduttore ha incrociato le nostre strade.

 Il 2015 mi piace definirlo come l’anno della svolta. L’anno in cui è ripartito tutto. Impiegata nel settore telecomunicazioni ho sempre lavorato sodo senza fermarmi. Gli orari erano solo un optional, le pause pranzo passate sulla scrivania tra telefono e PC, sempre a testa bassa perché nonostante tutto amavo davvero quel lavoro.

Qualcosa è cominciato a cambiare quando ho capito che più di quello che avevo raggiunto non potevo avere, che l’aumento di stipendio in fondo non era così importante.  Volevo di più e sapevo di meritarlo.

Catia Castellani

Dopo qualche mese, chiacchierando con l’AD, vengo a sapere che l’azienda era in vendita. Una grande società torinese si era fatta avanti per acquisire il portafoglio clienti e anche il mio contratto.

Messa alle strette ho dovuto, mio malgrado, accettare il passaggio che ho vissuto come un autentico ricatto: o accettavo o saltava l’operazione con tutte le conseguenze del caso e sarei stata l’unica responsabile.

Ho iniziato la nuova esperienza con tutta la mia buona volontà e una carica positiva ma fin da subito ho capito che avrei avuto del filo da torcere.
Ambiente declinato tutto al maschile
: il buongiorno e la buonasera non erano contemplati, le teste chine per tutte le otto ore sul video senza proferire parola con nessuno.
Credo che rimarranno nella storia i miei lanci del telefono sul tavolo, le mie risate, i miei buongiorno al mattino urlati verso il silenzio e le mie cadute dalla sedia. Mi ostinavo a infilare le gambe sotto al sedere e girare sulla sedia mentre parlavo al telefono.

Il mio incarico era di continuare a occuparmi dei clienti ma ogni cosa che facevo era sempre sbagliata: dal tono dell’email, all’approccio, al modo di trattare. Improvvisamente non ero più capace di fare il mio lavoro e qualsiasi cosa facessi avrei potuto farla meglio. Sentivo ripetere frasi come“ti è andata bene perché eravate tutte donne ma non capisco come avete fatto a tirare avanti”, “finalmente una quota rosa fra di noi”, “devi parlare piano al telefono che spaventi i colleghi” .
Mi sentivo abbandonata, tradita, improvvisamente incapace e ridotta a una semplice “quota rosa” ma tiravo avanti. Dopo tutto sapevo di essere una persona capace e volevo dimostrarlo, ma non c’era verso.

Un po’ di fiducia dai colleghi pian piano è arrivata ma non è bastato a salvare una situazione che diventava sempre più pesante.
Il primo attacco di panico dopo una telefonata con l’AD mi ha colto impreparata seduta sulle scale che portavano al mio ufficio.  Ansia e depressione sono state la conseguenza a un contesto lavorativo sempre più pressante.

Era troppo, lo capivo. Ma come facevo ad uscirne?

Avevo già 54 anni, cosa sarei andata a fare? Chi mi avrebbe dato un lavoro? Contemporaneamente vivevo anche una crisi profonda personale, esistenziale. Stavo diventando “vecchia” e non volevo arrendermi all’evidenza.
Dovevo uscire da quella situazione o sarebbe stato sempre peggio: non avevo ancora capito che ero finita in un buco nero senza fondo.

Durante un incontro con la direzione è emerso il mio disagio e finalmente ho preso la decisione di mollare tutto e andarmene. Dove non lo sapevo ma per salvarmi avrei dovuto lasciare quel posto.
In fondo ho fatto presto: in due settimane gli accordi con l’azienda sono stati chiusi e la mia nuova vita è iniziata.

54 anni e senza lavoro per la prima volta nella mia vita.  Il vuoto dentro e la decisione di vivere finalmente con più calma. Mi sarei guardata attorno per un po’.

Una sera a cena con degli amici mi viene lanciata l’idea di aprire un blog. “A te piace scrivere perché non ci provi? Che hai da perdere?”
“E a chi frega della sottoscritta?” Ma la notte ho cominciato a pensarci. In fondo a me piace scrivere e perché no? Tanto cosa ho da perdere?

Il giorno dopo avevo già le idee un pochino più chiare e nel giro di un mese era on line il mio sito con la sua pagina facebook e il profilo Instagram dove faccio i conti con il mio imprinting analogico ma, tra un errore e l’altro, ho trovato la mia voce e la mia voglia di esprimermi e di fare.

Avevo trovato un modo terapeutico per uscire dal buco nero e per ritrovare la mia serenità. La scrittura aiuta a buttare fuori tutto il marcio che abbiamo dentro. L’avessi saputo prima!

Nel frattempo facevo colloqui e ho iniziato a collaborare con un’azienda di informatica e telecomunicazioni con la quale ho ancora il piacere di lavorare. Ho trovato finalmente un ambiente a me consono e scoperto di sapere e poter fare cose che mai avrei pensato possibili.

La mia rinascita continuava tra i successi lavorativi e il blog che intanto cresceva grazie all’incontro con una amica che è diventata la mia socia.
Anche lei si è reinventata in quell’età in cui tutti danno per scontato parole come “ormai”, “alla tua età cosa pretendi” e che io invece ho bandito dal mio vocabolario.

Crescendo è maturata l’idea di creare eventi al femminile. Aperitivo con Noiamiche perché, si sa, con un drink in mano le chiacchiere sono più spontanee e se l’ambiente è riservato e piacevole è ancora meglio.

Le nostre ospiti sono professioniste che si occupano di tematiche legate al femminile: dalla mindfulness, all’ostetrica che si occupa di pavimento pelvico passando per la campionessa mondiale di difesa personale.
Durante lo stop imposto dalla pandemia del Covid-19, non volevo smettere di fare divulgazione per cui abbiamo “trasferito” i nostri aperitivi con ospite, sulle dirette Instagram, dando continuità al progetto e ottenendo un graditissimo riscontro.

Tacchi, crescita personale, raggiungimento degli obiettivi, beauty routine fino all’amore trovato a 50 e passa anni e tanto altro. Il tutto proposto con un piglio simpatico e leggero ma d’impatto.

Sono convinta di essere sulla strada giusta per costruire il mio dopo e voglio perseguirla. Sento che quello che sto facendo mi porta esattamente dove voglio andare per dare pienezza alla mia realizzazione.

È proprio vero che non bisogna mai buttare la spugna né perdere la fiducia in sé stessi.

Ecco il link al sito di Catia https://noiamiche.it/

(La foto in evidenza è di Catia Castellani, scattata nella sua isola del cuore, Minorca)

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3 commenti su “Mai gettare la spugna, questa la parola d’ordine di Catia”

  1. Non hai fatto altro che confermare la Catia che ho conosciuto parecchi e quando dico parecchi sono veramente tanti anni per motivi di lavoro, è nata subito una amichevole simpatia reciproca che dura tutt’ora… In questo racconto ti sei aperta facendomi scoprire delle cose che non sapevo e dimostrando la tua forza e tenacia sempre con il sorriso sulle labbra. Brava che tu possa essere d’esempio per chiunque si trovi in un momento di difficoltà ma non abbandona mai. Un caro saluto Claudio

    1. Ciao Claudio, lo scopo per cui ho aperto questo blog è proprio quello di condividere le esperienze positive di chi si è sempre rimesso in gioco a prescindere dall’età, e la tenacia di Catia ne è un bell’esempio. Grazie per il tuo commento, Loredana

  2. Grazie Claudio!
    E’ vero sono passati anni e come te, tanti non immaginavano cosa ci fosse dietro il sorriso che è ancora li al suo posto in primo piano. Nonostante tutto e tutti.
    Un abbraccio
    Catia

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