Susanna ha progettato la sua nuova vita a 54 anni

In Susanna Di Ciò ho trovato la serenità di una donna che si è messa in discussione, e quando ha capito che non stava vivendo la vita che avrebbe voluto, ha trovato il coraggio di non rimanere ferma. A 54 anni ha lasciato il lavoro per costruire un progetto di vita tutto nuovo, con ritmi meno frenetici, lontana dalla sua amata Milano. Ha scelto di vivere vicino alla campagna, ai boschi, alla natura dove riscoprire il rivoluzionario valore della lentezza.

Il mio è stato un lungo processo di presa di coscienza della vita che volevo.

Susanna Di Ciò

Ho vissuto e studiato a Milano. Dopo la laurea in architettura ho lavorato per un breve periodo in un’agenzia di pubblicità editoriale e poi per 30 anni in una ex municipalizzata della distribuzione di gas ed elettricità, seguivo le normative e le certificazioni ambientali.

Mi sono separata quando i figli erano molto piccoli, il mio lavoro di impiegata era un’ancora di salvezza a cui rimanere ben attaccata, l’unico stipendio sicuro su cui la famiglia poteva contare. Avevo anche la flessibilità d’orario che mi aiutava molto. Con queste premesse, l’idea di cambiare lavoro non era neppure da prendere in considerazione.

I 30 anni in azienda li ho vissuti a fasi alterne. Il lavoro mi piaceva ma non condividevo alcune dinamiche tipiche delle aziende pubbliche, tutt’altro che meritocratiche. 

Ma la vita, si sa, va un po’ come gli pare e a volte segue percorsi davvero strani e contorti come ha fatto con me e Alberto, un ex compagno del liceo che ho frequentato 26 anni come amico e che oggi è mio marito.

Alberto aveva fatto una scelta di vita radicale. Quando era manager di una multinazionale si è chiesto se stesse realmente vivendo la vita che voleva. L’insoddisfazione che sentiva era già una risposta e ha trovato il coraggio di cambiare. Ha deciso di inventarsi un lavoro partendo dalle sue passioni e dai suoi valori e si è dedicato allo sviluppo della via Francigena e del turismo lento in Italia.

Nel 2008 ho fatto il mio primo cammino, la via Francigena nel tratto Milano-Roma, e il mio primo cammino è diventato il primo di una lunga serie; difficilmente chi vive questa esperienza la fa una sola volta, di solito diventa quasi una dipendenza, un bisogno, il cammino è terapeutico.

Il mio punto di svolta c’è stato a seguito di un incidente in bici in cui mi sono rotta una spalla. Sono rimasta 3 mesi a casa durante i quali ho riscoperto il valore del tempo libero, delle semplici cose della quotidianità, il piacere di vecchie passioni e soprattutto ho preso coscienza di quanto tempo mi “rubava” il lavoro. Ho iniziato a sentire la voglia di cambiare, di mettere in discussione la scelta lavorativa che avevo fatto. I figli ormai erano cresciuti, le condizioni erano cambiate e potevo ripensare diversamente la mia vita.

Non so se il destino ci ha messo del suo, ma si è presentata l’occasione di uscire dall’azienda. Alle persone a cui mancavano 2 o 3 anni alla pensione è stata proposta una buonuscita. A me in realtà di anni ne mancavano 10, ma ci ho provato lo stesso, e l’azienda ha accettato. Avevo 54 anni, credo di essere stata l’unica su 9.000 dipendenti a chiedere la buonuscita su base volontaria, a decidere di lasciare un lavoro sicuro, a tempo indeterminato per un’idea tutta da costruire e dall’esito incerto.

Lì è iniziato il cambiamento profondo che ha stravolto la mia vita. Fino a quel momento non mi ero neanche mai chiesta se desiderassi vivere in un modo diverso.

Non ho pensato che fosse troppo tardi, ho pensato che fosse arrivato il momento di cambiare e che volevo decidere io quale vita costruirmi.

Da Milano mi sono trasferita in provincia di Biella, a Roppolo, sul lago di Viverone, un paese in mezzo alla natura, un posto paesaggisticamente bellissimo e fuori dai grandi circuiti turistici. Qui io e Alberto avevamo comprato una casa che abbiamo trasformato in B&B dove diamo ospitalità ai pellegrini lungo la via Francigena. Io mi occupo della gestione della struttura. Chi sceglie di mettersi in cammino spesso ha qualcosa da elaborare e ha voglia di raccontarsi. Incontro tante persone, ascolto le loro storie e la cosa mi piace molto.

Abbiamo anche creato un’Associazione culturale Il Movimento Lento che organizza seminari con docenti e tratta temi legati al cammino e al viaggio lento come filosofia di vita. Anche io e Alberto entriamo in aula con il corso “Il primo passo” che ha lo scopo di invogliare le persone a mettersi in cammino. Diamo consigli tecnici su come preparare lo zaino, quali attrezzature usare e affrontiamo gli aspetti filosofici di questa scelta. Attorno alle nostre attività si è creata una community di 50.000 persone iscritte alla newsletter.

Quando mi sono trasferita a Roppolo per vivere la mia nuova vita, ero a dir poco euforica. Il flusso di pellegrini era ancora limitato e i ritmi di lavoro lenti. Oggi le nostre attività si sono consolidate e gli impegni sono cresciuti. Quando lavoravo in azienda c’era una netta separazione tra il tempo del lavoro e quello libero. Oggi non è più così, il lavoro confluisce nella vita privata e viceversa, ritagliarsi un day-off è difficile anche se ogni tanto troviamo il modo per una pausa. Nonostante ciò sono assolutamente convinta di aver fatto la scelta giusta, faticosa ma giusta.

Non conta l’età in cui si decide di cambiare, conta la direzione che si vuole dare alla propria vita. Per me è stato così e non riuscirei più a correre dietro a giornate tutte uguali scandite dalla routine d’ufficio. Ho fatto una scelta di libertà, oggi non ho un padrone che decide per me.  Ho deciso e costruito io la vita che voglio vivere.

Questo il sito di Susanna e Alberto https://www.casa.movimentolento.it/it/
(in foto il B&B di Susanna e Alberto)

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