LETTERA AL TELEGIORNALE

Caro Telegiornale,

mi hai detto che sono una persona senza speranza.

Sì, senza speranza, hai usato proprio queste parole. Ho perso il lavoro e ho più di 50 anni e quindi, a tuo dire, oramai sono troppo anziana per avere diritto a un nuovo futuro. Parlavi della disoccupazione in Italia con i soliti annessi e connessi, triti e ritriti.

La questione è che io non mi sentivo né senza speranza e né anziana. Ma come dice mia mamma “l’ha detto la televisione, al telegiornale!” allora bisogna crederci. Quindi adesso devo riconsiderare me stessa e il futuro di merda che mi aspetta.

Ma la questione è che io mi sentivo una donna di 54 anni con la sua storia fatta di alti e bassi e di “incidenti di percorso” come la perdita del lavoro. Niente di più e niente di meno.

Caro Telegiornale, quando mi hanno licenziata ho pensato che da quella situazione doveva venir fuori qualcosa di buono. Sono passati 5 anni da allora e ho fatto tante cose. Nuove, diverse.
Dopo 21 anni di lavoro routinario il cambiamento ha fatto irruzione nella mia vita portando novità e stravolgimenti, soprattutto interiori. E io li ho assecondati, non mi sono attaccata con le unghie e con i denti a un passato che oramai era…passato.

Sai che ti dico caro Telegiornale? Che a volte si cambia talmente tanto che non sempre si ha voglia di tornare a essere e a fare quello che si era e si faceva prima. Quando sono entrata nella categoria che tu definisci dei senza speranza ho ritrovato cose come il TEMPO e la LIBERTÀ che quasi avevo dimenticato. Tempo e libertà per rimettermi a studiare, per ripensare me stessa, per costruire il mio nuovo futuro.

La prossima volta nelle tue caselline statistiche aggiungine un’altra, quella dei “rinati” dopo la perdita del lavoro.
Rinati a nuova vita, diversa. Perché a volte è proprio questo che succede. Con impegno e fiducia si può ricominciare, in un altro modo, da un‘altra parte. Certo, non è una strada in discesa ma può succedere, sai? Anche a chi ha 50 anni!

E mi raccomando caro Telegiornale, scegli bene, ma proprio bene le parole che usi quando entri nelle nostre case perché qualcuno potrebbe crederti fino in fondo e pensare davvero di essere senza speranza. E questo potrebbe essere molto pericoloso.

(foto di Flavio Amiel da Unsplash)

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