Raffaella si è reinventata un lavoro a 50 anni

A volte gli incastri della vita sono davvero bizzarri. Raffaella Vanetti vive in Piemonte, io in Romagna. Due vite distanti, incrociate solo da qualche telefonata per questo blog. Poi a inizio estate ci ritroviamo a parlare di progetti per le vacanze e salta fuori che abbiamo una meta comune nelle Marche. Ma va?! E allora è stato inevitabile incontrarci, dare anche un volto alle nostre voci e metterci in posa per la foto di rito che vedete qui.

Da ragazzina volevo diventare veterinaria. Sognavo di prendermi cura degli animali e intanto trascorrevo le giornate dentro la tipografia di famiglia. Col tempo ho capito che la gestione del ramo produttivo dell’azienda mi piaceva e il sogno di diventare veterinaria è scemato.

Ho seguito un percorso di studi incentrato sulla gestione aziendale e, contemporaneamente, lavoravo al fianco di mio padre gestendo clienti, fornitori e tutta l’operatività. L’ho fatto per quasi 30 anni.

io (la bionda) e Raffaella (la mora)

La crisi economica del 2008 ha inferto un colpo mortale al settore tipografico. Si riuscivano a pagare i dipendenti e le spese ma il guadagno non c’era più. Nel frattempo mi sono sposata e ho avuto un bambino che, come era successo anche a me, è cresciuto dentro la tipografia. Ero sempre al lavoro e lui dopo la scuola veniva trasferito in azienda.

In seguito sono arrivati dei problemi di salute per mio padre e i nuovi ritmi di lavoro a cui ero chiamata non erano più sostenibili.  Sono dovuta arrivare alla scelta difficile e drastica di chiudere l’azienda, non prima però di aver ricollocato tutti i miei dipendenti in altre società.

Dall’oggi al domani sono passata da un impegno lavorativo totalizzante di 10 ore al giorno al nulla. Dallo stress totale a zero.

Non c’ero abituata e anziché “godermi la vita da casalinga” mi è venuto un esaurimento nervoso. Per qualche anno ho dovuto affrontare una pesante crisi personale che mi toglieva anche le forze fisiche.

Le persone intorno a me, familiari, conoscenti, provavano a sdrammatizzare la situazione dicendo che tutto sommato c’era il marito che portava a casa lo stipendio e potevo dipendere economicamente da lui. Mi sentivo dire che “alla mia età” era meglio fare serenamente la casalinga.

Si ritiene normale dire queste cose a una donna, esiste una mentalità diffusa che le spinge a lasciar perdere. Se per un uomo trovare un altro lavoro è necessario, per una donna non lo è, il ruolo sociale di moglie e madre può bastare

Ma a me il ruolo di casalinga-moglie-madre non bastava, mi andava troppo stretto.

Così, un passo dietro l’altro, aiutata solo dall’amore di mio marito che ha sempre sostenuto le mie scelte, mi sono tirata fuori dal buio e a 45 anni ho cominciato a inviare curriculum, mentre collaboravo come volontaria per un’associazione culturale e seguivo corsi di cucito e ricamo (io che non sapevo nemmeno attaccare un bottone). Non avevo una necessità economica di lavorare ma un bisogno psicologico e di benessere fisico.

Ho fatto qualche lavoretto come aiuto cuoco, la coordinatrice in un centro estetico, il commerciale per alcune aziende (io che avevo rifiutato categoricamente di seguire il commerciale nell’azienda di famiglia perché sia io che i miei familiari eravamo convinti che non ci fossi per niente portata). È stato un modo per ricominciare, in quel momento andava bene anche qualche piccola cosa.

Ho iniziato a conoscere il mondo della vendita diretta. Tramite una conoscente sono arrivata a un’azienda solida e strutturata. Qui qualcuno si è accorto delle mie potenzialità e mi è stata data la possibilità di fare le cose sul serio, ho seguito una formazione aziendale sul marketing di prodotto e su come porsi agli altri.

Da qui è iniziata la mia nuova strada e oggi gestisco una piccola rete commerciale sui prodotti benessere. Mi sono reinventata in un lavoro che non avrei mai pensato di fare. Lo gestisco in parte da casa, in parte in azienda e un po’ vado in giro dai clienti.

A 50 anni ho scoperto delle caratteristiche di me che non sapevo di avere. Mi sento una persona diversa, sono cresciuta moltissimo. Sono contenta, ho trovato la mia dimensione.

Quello che posso consigliare è di non focalizzarsi su quello che abbiamo sempre fatto pensando di non essere in grado di fare nient’altro. Non è così, siamo in continua evoluzione.

Questo processo di cambiamento e scoperta personale è proseguito con un corso di scrittura che mi ha portata a sviluppare un progetto che ho presentato ad alcuni concorsi.

Il mio mantra è questo: “Tutto quello che la tua mano può fare, fallo” e così farò fino all’ultimo giorno, aprendomi sempre a nuove cose da imparare.

(la foto in evidenza è di Loredana Cecchini, è stata scattata sul lungomare di Bari )

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