Riscrivere il curriculum vitae a 50 anni è qualcosa che probabilmente non avevamo messo in conto. E invece eccoci qua, carta e penna in mano, a ingranare la retromarcia per ripercorrere a ritroso gli step della nostra carriera.
Io ho ritrovato quello post laurea, due fogli A4 che ripiegavo e infilavo dentro una busta gialla, davo una bella leccata al francobollo e via, spedito per posta urbi et orbi.
Ripensandoci oggi sembra un sistema primitivo ma erano solo i primi anni ’90.
Nel frattempo il mondo del lavoro è stato stravolto da internet e così anche la ricerca di un’occupazione. Addio a buste gialle e francobolli.
Ma qualcosa è sopravvissuto: il Curriculum Vitae.
Occhio però, noi senior dobbiamo adottare qualche piccolo espediente per evitare errori che potrebbero penalizzarci
- Cancella quelle date! Non c’è nessun obbligo di inserire la data di nascita. Io l’avevo fatto poi ho capito che spesso i recruiter si fermavano lì, a quel 1966 (orrore!) e non passavano alla riga successiva. Omettere la data di nascita (e ovviamente quelle del diploma/laurea, ecc.) non vuol dire ingannare il datore di lavoro ma evitare un’immediata discriminazione per età. È ovvio che dalle esperienze professionali e formative elencate nel mio C.V. si capisce che non sono una pivellina fresca di studi, e certamente anche la foto la dice lunga 😊 ma l’anno di nascita messo subito in bella mostra si è rivelato un boomerang, un ostacolo che mi spediva istantaneamente nel cestino. I dati personali che non devono mancare sono il nome e cognome, l’indirizzo email e un contatto telefonico. Se ce l’hai (e spero proprio di sì) il profilo Linkedin.
- Massimo 2 pagine. Lo so, abbiamo fatto tante cose ma dobbiamo essere bravi a sintetizzare e selezionare. È inutile citare tutto, anche i primi lavoretti con cui pagavi la pizza&coca assieme agli amici e che oggi non danno nessun valore aggiunto al tuo ricollocamento. Anzi, rischiano di farti apparire antiquato e svelare gli anni che hai alle spalle. Concentra l’attenzione sulle esperienze strategiche e funzionali al tuo obiettivo, limitati agli ultimi 10 anni, se possibile. Le esperienze più lontane vanno indicate solo se danno valore alla candidatura, tutto il resto può essere super-sintetizzato in una sessione a parte “Altre esperienze lavorative”. Stessa cosa vale per i corsi di formazione. Quali sono quelli rilevanti, qualificanti e utili all’obiettivo? Poniamo l’attenzione su quelli.
Mi è capitato di leggere sul web il curriculum di Elon Mask, sta tutto in una sola pagina. E allora diciamocelo, se c’è riuscito lui possiamo farcela anche noi a stare massimo in due.
Dono della sintesi, ora pro nobis! - Adatta il Curriculum all’azienda. Mi spiego. Io sono stata a lungo Assistente di direzione, poi Operatrice di Check-in aeroportuale, ho una passione per l’editing e mi sono formata con corsi specifici, sono stata Receptionist d’hotel, ho l’abilitazione di Accompagnatrice turistica. Se propongo a un’agenzia letteraria i miei servizi di editing sarà irrilevante raccontare i viaggi che ho fatto come Accompagnatrice turistica e viceversa. Se mi propongo a un tour operator sarà ininfluente dire che sono brava nell’editing dei testi. Adegua il C.V. al ruolo per cui ti presenti, metti in risalto alcune competenze piuttosto che altre, scegli quelle utili. In questo modo rendi il curriculum più snello e focalizzato all’obiettivo.
- Agevolazioni contributive Non puntare subito sugli incentivi per chi assume disoccupati over 50. Urlare ai 4 venti che l’azienda potrà usufruire di agevolazioni contributive è come dire che il valore aggiunto che offri è solo quello di costare meno. Implicitamente stai dicendo che vali meno perché se non trovi tu altre buone ragioni per farti scegliere, perché dovrebbero trovarle gli altri?
Ricordo un colloquio durante il quale non dissi di essere iscritta alle liste di mobilità (c’erano sgravi contributivi del 50% per chi attingeva da quelle liste). Solo quando mi dissero “ok, sei dei nostri!” rivelai la cosa dicendo che non l’avevo fatto prima perché non volevo che la scelta ricadesse su di me per una mera questione di risparmio. Vi assicuro che guadagnai seduta stante un sacco di punti agli occhi del direttore e, a distanza di anni, la nostra collaborazione va ancora avanti. - Siamo una terra di mezzo. Troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per l’azienda che vuole far crescere una risorsa. Allora qual è il nostro punto di forza? Certamente l’esperienza e la maturità ed è su questo che dobbiamo puntare. Oggi mi sento una persona molto affidabile e responsabile. Ho una cassetta piena di attrezzi di lavoro accumulati in tanti anni di esperienza, un patrimonio che oggi mi consente di andare con un filo di gas su molte cose. Su altre lascio invece il passo ai giovani con cui sarebbe inutile entrare in competizione. Dobbiamo selezionare i ruoli giusti a cui proporci, in linea con la nostra figura senior dove la maturità e l’esperienza giocano un ruolo importante.
- Chiedi una consulenza, a me è servito. A volte un occhio esterno riesce a vedere molto meglio dei nostri. Trovo difficile parlare di me, sono più brava a trovare i difetti che i pregi. Appartengo a quella categoria che di fronte a un successo personale tende a pensare “ok, ho avuto solo fortuna”. Durante il lockdown ho colto l’invito di Alessia Raimondi, una Formatrice e Orientatrice per fare una revisione del curriculum vitae e un bilancio delle mie competenze. In un’oretta di chiacchiere mi ha dato diversi suggerimenti.
Eccone un paio:
- Non giustificare il licenziamento. Questo errore l’ho fatto, ho scritto a chiare lettere la frase “il rapporto di lavoro si è interrotto a causa del fallimento della Società e il successivo licenziamento collettivo dei lavoratori”. Mi sembrava doveroso motivare il perché a quasi 50 anni mi avessero licenziata, volevo fosse chiaro che non era dipeso da me. Invece mi è stato detto che era sbagliato farlo. Le ragioni per cercare un nuovo lavoro, anche dopo molti anni, possono essere tante: necessità familiari, voglia di un cambio radicale di vita, un trasferimento per mille ragioni e chi più ne ha più ne metta.
Giustificare il licenziamento mi faceva apparire una persona insicura, che rimuginava su quanto era successo, che aveva lo sguardo rivolto al passato anziché al futuro. Invece non era assolutamente vero.
In sede di colloquio possiamo raccontare come sono andate le cose, e lo faremo se ci verrà chiesto.
- Trova un filo conduttore, serve a dare coerenza al percorso professionale. Io non riuscivo a trovare questo filo, le mie esperienze mi sembravano un patchwork variegato. Invece non era così, un filo che le unisce tutte esiste e l’occhio esperto di Alessia Raimondi l’ha saputo trovare meglio di me. Se le tue esperienze ti sembrano slegate l’una dall’altra e fai fatica a trovare un collegamento che dia continuità alla storia lavorativa, chiedi aiuto. Uno sguardo esterno a volte sa cogliere quello che abbiamo sotto il naso ma non vediamo.
Si dice sempre che cercare lavoro sia già un lavoro. E lo confermo, è una faticaccia! Ma qualcosa l’ho imparato:
– Fiuto subito gli annunci farlocchi, le persone poco affidabili e le proposte che non stanno in piedi;
– Ho imparato a dire No, grazie, non faccio volontariato;
– Riesco a prendere le porte in faccia con una classe da fare invidia.
Qui trovate il link al sito di Alessia Raimondi http://goms.it/
(foto di Markus Winkler da Unsplash)

