Tempo di bilanci.
A 5 anni dal licenziamento posso tirare una prima riga e fare sia la somma che la sottrazione.
Parto dalla sottrazione, cosa mi ha tolto la perdita del lavoro?
- La pole position è facile da intuire: la regolarità di uno stipendio e la tranquillità che ne deriva. E non è roba da poco perché da qui cambiano un po’ di cose:
- La scioltezza negli acquisti. Prima di comprare qualcosa ora c’è un doppio sbarramento da superare. Il primo è: mi serve? Se la risposta è sì, scatta il secondo livello: ma ne ho veramente bisogno? Se il sì non è convintissimo tiro dritto.
- La libertà di concedermi qualche sfizio con leggerezza.
- La certezza della futura indipendenza economica. Il futuro preoccupa più del presente.
- Il ruolo sociale di persona attiva e produttiva. Posso dire? Questo non mi pesa granché.
- Le relazioni sociali quotidiane. Mi capita di passare molto più tempo da sola, gli altri sono al lavoro.
Passiamo alla somma, cosa mi ha dato?
- La libertà. La libertà. La libertà di organizzare e gestire le mie giornate.
- Il tempo. Ho ritrovato il tempo.
- L’occasione di rimettermi a studiare. A 50 anni ho trovato fantastico tornare in aula, fare i compiti, agitarmi prima di un esame.
- Mi ha costretta a rimettere in moto il cervello e oggi non sono più la stessa di 5 anni fa. Ho fatto un passo avanti nella mia crescita personale.
- Il piacere di fare le cose nei giorni feriali: visitare una città o una mostra senza folla, il cinema al pomeriggio, il centro commerciale in orari migliori, la passeggiata in spiaggia a metà mattina.
- Mi ha tirata fuori dalla monotonia del quotidiano sempre uguale.
- Mi ha rimessa in gioco. Mi sono messa alla prova con esperienze nuove e lavori nuovi.
- Mi ha ridato la calma, posso fare le cose con calma.
- Il piacere di camminare. Ho tempo, vado a piedi.
- La possibilità di andare nei mercatini rionali, cercare le piccole botteghe, raggiungere il contadino dietro casa. Do un grande valore a questo.
La lista 2 è più lunga della lista 1. Questo non vuol dire che sono contenta di come siano andate le cose e che non voglio più lavorare in maniera stabile e continuativa.
Voglio solo dire che anche in un evento negativo ho imparato a vedere le piccole e grandi cose positive.
(foto da Pixabay)

