Quando sono scesa dalla ruota del criceto

A un certo punto sono scesa dalla ruota del criceto. Non mi ero mai chiesta se mi piaceva quello che stavo facendo. Era il mio lavoro, lo facevo e basta. Non posso neanche dire che lo facessi controvoglia, non mi sono mai alzata di malumore perchè dovevo andare in ufficio. No, ci andavo serenamente.

Negli ultimi 2 anni in aeroporto, oltre al mio lavoro d’ufficio, sono stata impiegata nel settore operativo. Quando l’azienda ha iniziato ad avere seri problemi finanziari ha ridotto l’assunzione di personale stagionale e puntato sulle risorse interne.
Tra queste io.
La laurea in lingue ha fatto di me la candidata numero 1. Ho seguito un percorso di formazione e poi ho alternato l’ufficio con il lavoro al check-in passeggeri.

La sveglia suonava alle 4.00 del mattino, mi infilavo la divisa con gli occhi ancora semi chiusi e uscivo di casa. Al mio arrivo l’aeroporto pullulava già di vita: viavai di taxi, carrelli pieni di bagagli, passeggeri in fibrillazione, valigie sparse qua e là, il rumore delle tazzine di caffè al bar, la folla in aerostazione. Il tempo di salutare i colleghi, sapere quali erano i primi voli da imbarcare e via, si cominciava.

una schermata del sistema operativo ARCO

Ho imparato a interpretare quel miscuglio apparentemente incomprensibile di numeri e lettere del sistema operativo ARCO, ho studiato a memoria le regole sul trasporto bagagli a mano e da stiva, sono diventata una scheggia nell’attaccare le etichette sulle valigie e nel controllare a colpo d’occhio passaporti e carte d’imbarco. Mi sono fatta una cultura sulla fantasia dei nomi e cognomi: dalla cinese che si chiamava Qui Li al Signor Ammazzalorso Bruno. Avevamo riempito una parete con le carte d’imbarco dai nomi più bizzarri.

Il sabato era la giornata più impegnativa, spesso c’erano ritardi sui voli charter e sono arrivata a fare anche 14 ore consecutive al check-in. Me la ricordo bene quella giornata, giusto il tempo di fare la pipì un paio di volte, il pranzo con una barretta di cioccolato mordicchiata tra un volo e l’altro e una coda di passeggeri davanti a me a cui non c’era mai fine.

Con il passaggio al check-in passeggeri sono scesa dalla mia ruota del criceto. Per 16 anni avevo fatto lo stesso lavoro, Segretaria di Presidenza e Direzione generale. Avevo convocato decine e decine di Consigli di amministrazione, Assemblee dei soci, organizzato riunioni, scritto verbali, fatto da filtro ai boss e così via. Ero entrata in un tran tran routinario senza neanche accorgermene, un po’ come nella storia della rana bollita. Se la infili in una pentola con l’acqua bollente la rana salta fuori ma se l’acqua è tiepida e alzi il fuoco pian piano la cuoci senza che lei se ne accorga. Ecco, quei 16 anni in ufficio mi avevano bollita senza che me ne accorgessi, esattamente come una rana.

Quel passaggio al check-in ha invece interrotto la mia routine e mi ha fatto conoscere altre cose di me. In primis la capacità di stare a contatto con il pubblico. Non per niente i lavori successivi sono stati tutti al front office: un hotel prima e gli uffici info poi.

Mi piace moltissimo stare a contatto con il pubblico, meglio ancora se internazionale. Ho scoperto di avere una pazienza infinita, che mi piace essere al servizio delle persone, che so relazionarmi molto bene sia con chi è gentile che con i rompiballe, di reggere bene lo stress, di riuscire a mantenere il controllo anche quando vorrei urlare un meritato ma vaffa…

Non alzo mai la voce, ho un approccio empatico e pacato che produce sulle persone un effetto calmante. Sono una sorta di camomilla. Una volta ho lasciato a terra un passeggero che si rifiutava di rispettare le regole sul trasporto bagagli, il volo successivo per la sua destinazione era dopo 4 giorni. Ha provato a forzare le cose e a farmi paura dando in escandescenze ma sul lavoro un occhio si può chiudere, tutti e due no, quindi non l’ho fatto partire. Pensavo mi aspettasse fuori per picchiarmi, invece pian piano si è calmato e alla fine mi ha offerto un caffè al bar. Quel giorno ho pensato di avere dei superpoteri nascosti da qualche parte.

Il lavoro al check-in è stato il mio primo vero cambiamento lavorativo, ho dovuto imparare una cosa completamente nuova e mettermi alla prova in un contesto diverso. Non potevo ancora sapere che si trattava solo dell’inizio e che di cambiamenti e di “punti e a capo” ce ne sarebbero stati tanti altri.

Con il licenziamento a 49 anni il cambiamento ha fatto irruzione nella mia vita. Fino a quel momento ero convinta che avrei accolto il giorno del mio pensionamento seduta alla mia scrivania. Credo che questo pensiero derivasse da ciò che avevo visto in famiglia. I miei genitori hanno lavorato sempre nella stessa azienda, sempre nello stesso ruolo ed erano arrivati alla pensione così. Questo era il modello che avevo in testa e pensavo che sarebbe andata così anche per me.

E invece, forse per il cambiamento dei tempi o forse per caso, il mio destino è stato diverso.

Dal giorno del licenziamento non so più cosa sia la routine lavorativa. Ho fatto tante esperienze nuove e diverse e oggi temo molto di più la ripetitività del lavoro che non il cambiamento. Quella vecchia idea di fare lo stesso lavoro fino alla pensione mi mette solo ansia.

Io non ho cercato il cambiamento, è lui che ha trovato me. La sua irruzione ha finito col cambiare profondamente la mia visione delle cose e oggi io non so più tornare indietro.

(la foto in evidenza mi è stata scattata in un momento di calma al banco check-in)

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2 commenti su “Quando sono scesa dalla ruota del criceto”

  1. Marco Di Stasi

    Brava Loredana. È molto interessante conoscere queste tue esperienze e poi dai un bel messaggio che tutti possiamo farcela.Brava

    1. Marco questo è stato solo il primo di una lunga serie di cambiamenti, si potrebbe dire che ci ho quasi preso gusto! 🙂
      Grazie per il tuo commento

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