Sono arrivata ad Antonella Fontana tramite sua nipote Renata, una ragazza che guarda la zia con autentica ammirazione. Ho capito il perché quando ho parlato con Antonella. È una donna dall’energia contagiosa e con quel guizzo partenopeo forte e deciso.
A 50 anni ha scelto di ricominciare da zero nel lavoro per fare qualcosa che la facesse sentire davvero motivata, e a 51 ha deciso di iscriversi all’università. Chapeau!
La mia è una storia impossibile diventata realtà. Sono sempre stata una persona indipendente, a 18 anni vivevo da sola, mi sono diplomata alle scuole serali perché di giorno lavoravo. Quando mi metto in testa una cosa sono un caterpillar.
Sette anni fa con mio figlio ho lasciato Napoli per raggiungere mio marito a Monza dove si era trasferito per lavoro.

A Napoli lavoravo come assistente alla poltrona in uno studio odontoiatrico. L’ho fatto per 25 anni ed ero diventata la responsabile dello studio, mi occupavo in primis di chirurgia ma anche di altri aspetti gestionali. Ero il punto di riferimento sia per i medici che per i pazienti. I ritmi di lavoro erano molto intensi, vivevo per lavorare.
Quando mi sono trasferita in Lombardia ho deciso di cercare un impiego part-time, non volevo più che il lavoro occupasse tutto il mio tempo. Inizialmente ho avuto difficoltà. La grande esperienza e le ottime referenze con cui mi presentavo, anziché favorirmi mi penalizzavano. Ero considerata troppo qualificata e non andavo bene perché avrebbero dovuto pagarmi troppo.
L’occasione giusta è arrivata con una sostituzione temporanea di 3 giorni a settimana. La direttrice di quello studio ha dato il giusto valore alla mia professionalità e all’esperienza e non mi ha più lasciata andare via.
Intanto iniziavo a sentire la voglia di fare qualcosa che mi desse maggiore soddisfazione.
Il denaro è certamente importante ma conta anche la motivazione.
Sono sempre stata una grande sportiva, sono triatleta, cintura marrone di judo, ho giocato a calcio per 10 anni. Lo sport mi è sempre piaciuto e ho deciso di seguire un corso di TMA, Terapia Multisistemica in Acqua, Metodo Caputo Ippolito. Si tratta di una terapia che usa l’acqua come strumento per attivare i sistemi emozionali, sensoriali e motori. Si usa principalmente con i bambini affetti da disturbi dello spettro autistico e, più in generale, di tipo comunicativo, relazionale e di integrazione sociale.
Mi interessano le attività rivolte al sociale, quando faccio le gare vado sempre a dare una mano ai paratleti negli spostamenti in piscina.
Ho frequentato il corso TMA continuando a lavorare nello studio odontoiatrico. Non è stato semplice incastrare tutto, dovevo seguire anche un tirocinio in piscina due giorni a settimana, ma ho stretto i denti senza mollare. Ho avuto l’appoggio della direttrice dello studio che mi ha messa nelle condizioni di portare avanti sia il lavoro che il corso.
Nel 2017 ho usato le ferie estive per fare volontariato in Puglia con alcuni bambini autistici. Si trattava di un passaggio molto importante del mio percorso formativo. Lì ho avuto un piccolo incidente, mi sono rotta il polso.
Quell’infortunio si è trasformato nell’occasione per fare le grandi scelte e dare la svolta
Ho deciso di non tornare a lavorare nello studio dentistico ma di seguire un’altra strada. Ho avuto l’appoggio totale di mio marito che ha compreso la mia voglia di cambiamento, mi ha sostenuta e spinta verso ciò che sentivo più in linea coi miei desideri.
A 50 anni ho lasciato il lavoro part-time per dedicarmi totalmente ai bambini e al metodo TMA. Non è stato per niente facile rinunciare a uno stipendio in più in famiglia, per pagarmi il corso andavo a lavorare per un catering nei week end, facevo banchetti. Per arrivare al mio obiettivo ho affrontato sacrifici e grandi difficoltà organizzative perché a Monza non ho l’appoggio della famiglia d’origine. Ma ho capito che era importante perseguire quello che mi faceva felice.
A 51 anni mi sono anche iscritta all’università, psicologia. L’ho fatto perché voglio sempre migliorare per essere di aiuto ai bimbi come meglio posso.
Adesso sono un’operatrice TMA, lavoro con i bambini dai 3 anni in su, seguo i progetti nel breve, medio e lungo termine sotto il coordinamento e la supervisione di due psicologi. Lavoro da libera professionista.

Oggi ho capito che quando ero a Napoli vivevo dentro la mia comfort zone: il lavoro, la famiglia, un tran-tran che scorreva lineare e tranquillo. Secondo regole non scritte della società, avevo tutto per essere felice.
Se tornassi indietro non rinuncerei a nessuna delle mie scelte di indipendenza. Uscire dalla comfort zone e affrontare i cambiamenti è difficile e doloroso ma poi arriva la parte positiva e io penso sempre che domani sarà meglio di oggi e non mollo mai.
Reinventarsi un lavoro a 50 anni si può. Bisogna farlo partendo da quello che si sa fare e da quello che vogliamo dare di noi stessi.
(la foto di copertina è di Loredana Cecchini, scattata a Rabat in Marocco)


So bene quanta forza e quanta sofferenza ci siano in queste parole, perché conosco Antonella, la sua è davvero una storia di straordinaria capacità trasformativa!
La leggi e ti contagia, ti entra dentro e ti apre la mente….che sia di esempio a tutti, perché c’è sempre possibilità di riscatto, a volerlo veramente.
È vero Anna, nelle storie di RiScatto c’è sempre tanta forza, coraggio, determinazione e anche sofferenza perchè cambiare è faticoso. Ho deciso di raccontare le storie di chi ha saputo ricominciare perchè possano essere di esempio e ispirazione per tutti. Come nel caso di Antonella che ha contagiato anche me con la sua grande positività. Grazie per il tuo commento, continua a seguirmi anche su facebook, ho tante belle storie da raccontare 🙂 Loredana