Per cambiare è necessario stare fermi. Sembra un controsenso ma non è così, è solo l’estrema sintesi di un pensiero.
Più persone, nel raccontarmi la propria rinascita professionale, hanno detto che l’inversione a U è iniziata durante un periodo di stop totale, anche fisico.
Così è successo ad Antonella e anche a Susanna per le quali, a innescare il cambiamento, è stato un piccolo infortunio che le ha tenute bloccate in casa per diverse settimane. Un repentino e prolungato stop dal lavoro e dall’abituale routine che si è trasformato nel punto di svolta.
Stare fermi, anche fisicamente, impedisce l’AZIONE e spalanca la porta al PENSIERO.
Sto vivendo la vita che desidero?
Sono soddisfatto di quello che faccio?
Sto dando il meglio di me?
Potrei fare altro?
Mi rende felice quello che faccio?
Ascoltando i loro racconti mi sono ricordata dell’importanza di fermarmi a riflettere, di coltivare il pensiero, di farmi le domande fondamentali per capire a che punto sono e dove voglio andare.
Lo faccio?
Sinceramente no o quantomeno non seriamente.
Eppure corro dietro ai pensieri tutto il giorno. Ma anziché corrergli dietro dovrei fermarli e fermarmi pure io, uscire dall’ansia del fare per non perdere tempo, dalla frenesia del riempirmi di cose sennò non sono produttiva.
Da quando sono esplosi i webinair, gli incontri zoom, la formazione online, potrei passare intere giornate ad ascoltare, imparare, scoprire.

E invece dovrei fermarmi a pensare, a farmi domande.
Mi spaventa conoscere le risposte?
Un po’ sì.
Nella lista dei miei desideri scritta su un quadernino dalla copertina gialla con i fenicotteri rosa, ce n’è uno che cadrebbe giusto giusto a fagiolo: vivere per un po’ su un’isoletta piccolissima, ovviamente fuori stagione. Le Eolie sarebbero perfette, Salina o addirittura Alicudi, un puntino microscopico in mezzo al mare dove rimane ben poco da fare se non lasciar fluire i pensieri. Cosa verrebbe fuori? Dove mi porterebbe la mente?
Immagino di non essere la sola che, presa dalle abitudini consolidate e dai ritmi lavoro-casa | ricercadellavoro-casa, non trova il tempo di fermarsi a pensare se sta andando nella direzione giusta o se non è il caso di curvare un po’ a destra o a sinistra per ridisegnare la rotta.
Se Antonella e Susanna non avessero avuto quel piccolo infortunio che le ha costrette a fermarsi, dove sarebbero oggi? Cosa farebbero? Forse avrebbero continuato a vivere come sempre e sarebbero da tutt’altra parte, lontane dalla loro realizzazione professionale e personale che hanno invece raggiunto.
E allora dovremmo diventare dei salmoni, andare controcorrente, ricercare la lentezza, la sosta, la pausa in un mondo che corre molto veloce, che va a scheggia, che ci stordisce di stimoli, ci riempie di proposte presentate sempre come …issime, bellissime, interessantissime, fighissime. È tutto superlativo, tutto irrinunciabile.
In realtà, come ci insegnano le storie di Antonella e Susanna, è riportare il corpo al necessario e la mente al tempo vuoto che si possono aprire le porte al vero cambiamento.

