Freelance: per Barbara una scelta di libertà

Ho incontrato Barbara Reverberi, 51 anni, su LinkedIn. La sua presenza non scivolava via sotto le mie dita come le altre ma mi fermavo a leggere i suoi post, ero catturata dal tono professionale ma sempre empatico. Un po’ alla volta mi sono fatta l’idea di una donna che aveva deciso, progettato e costruito la propria strada e che questa strada andasse raccontata. Così un giorno ho deciso di chiederglielo e lei, con generosità, ha ripercorso le scelte professionali che sono andate di pari passo con la sua evoluzione di donna sempre più consapevole di ciò che voleva diventare.

Credo che nella realtà in cui viviamo non esista l’età biologica, c’è un’età anagrafica, ma non quella biologica. A fare la differenza è il mindset, la condizione mentale con cui ogni individuo si approccia alle situazioni della vita.

Il mio mindset è sempre stato quello di una persona impegnata a realizzare al meglio il proprio potenziale, sono convinta che le capacità si possano acquisire e sviluppare lungo tutto il corso della vita e con l’impegno sia possibile raggiungere i propri traguardi.

Barbara Reverberi

Per 16 anni ho lavorato come dipendente accanto a una grande donna, Cristina Mondadori. Sono stata Responsabile Ufficio stampa della Fondazione Benedetta d’Intino, creata da lei a sostegno dei bambini con disagio psicofisico e delle loro famiglie. È stata una bellissima esperienza, Cristina era una donna generosa e mi ha insegnato tantissimo. Mi diceva sempre che ero creativa, che non mi accontentavo di fare il mio lavoro ma ci mettevo passione. A un certo punto però qualcosa si è rotto e ho iniziato a stancarmi di comunicare sempre le stesse cose.

Vivevo una sorta di dicotomia: da una parte sentivo l’esigenza di fare un passo avanti nella carriera professionale, dall’altra dovevo sempre stare un passo indietro rispetto a una donna importante come Cristina Mondadori.

In quel periodo sono rimasta incinta del terzo figlio che però ho perso e ho percepito il disagio di una donna in carriera, lavoratrice dipendente, alla quale si faceva pesare il fatto di volere un altro figlio quando ne aveva già due. Anche il rapporto con il mio ex marito iniziava a non funzionare più.

Quel momento in cui le mie certezze sono andate in crisi è stato anche il punto di svolta. Ho sentito la necessità di ascoltare il senso di libertà che cresceva dentro di me e ho stravolto la mia vita. Sono una persona estremamente riflessiva, ma quando prendo una decisione non torno indietro.

A 41 anni mi sono rimessa in gioco, ho deciso di cambiare, e quella spinta al cambiamento è presente ancora oggi che ne ho 51 e continua a generare nuove idee e progetti.

Ho aperto la Partita Iva e sono diventata libera professionista. Ho subito avuto un’opportunità di lavoro molto interessante, un contratto di 18 mesi nel ruolo di Ufficio stampa della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, un importante ente ecclesiastico che da oltre 600 anni si occupa della conservazione e valorizzazione della Cattedrale.

Si è trattato di un’occasione indubbiamente prestigiosa e un’esperienza straordinaria, ma continuavo a lavorare come una dipendente con una presenza quotidiana e a tempo pieno in ufficio.

Scaduto il contratto con il Duomo ho considerato l’idea di fare il grande salto e diventare freelance a tutti gli effetti. Ho preso carta e penna e stilato una lista delle cose positive e negative di un’attività autonoma e dinamica come quella freelance e ho detto definitivamente basta. Volevo lavorare potendo seguire i miei figli che erano adolescenti. Nel frattempo mi ero separata da mio marito e non potevo più contare sul pieno appoggio di mia mamma per seguire i bambini perché purtroppo si era ammalata.

Questa situazione mi ha fatto prendere il coraggio a quattro mani e scegliere di liberarmi dai vincoli del lavoro dipendente. Volevo dimostrare a me stessa che ce la potevo fare.

Ho sparso la voce attraverso la mia rete di relazioni, volevo fare l’Ufficio stampa, prestare la mia opera per i progetti ma gestirmi in maniera diversa rispetto al passato.

All’inizio è stato faticoso, intorno a me avevo il vuoto cosmico. Fino a quel momento avevo sempre lavorato per qualcuno, quando mi presentavo dicevo “lavoro per…” e questo mi faceva sentire protetta e rappresentava un comodo passepartout.

Ora invece ero la sola e unica responsabile della mia vita personale e professionale e se da un lato questo mi dava grande ebbrezza, dall’altro era fonte di insicurezza. Sono arrivata al primo Natale scoraggiata, pensavo che avrei avuto difficoltà a guadagnare quanto avrei voluto. In realtà le cose sono andate bene, ho avuto una crescita annuale costante del 30% e sono passata dai tanti dubbi del “ce la farò?” alla convinzione che “si può fare”.

Dopo un paio di anni mi sono resa conto che non mi bastava più lavorare da sola e ho iniziato a collaborare con alcune colleghe, anche loro con la Partita Iva. È importante darsi una mano, c’è bisogno di farlo nel lavoro e nella vita di ogni giorno, dalla condivisione nascono opportunità e idee. La collaborazione con altre colleghe mi dava inoltre la possibilità di soddisfare tutte le richieste dei clienti perché riuscivo a offrire un servizio più ampio e completo. È con questo intento che in seguito ho creato Freelance network, un’associazione di liberi professionisti indipendenti ognuno con la propria specializzazione nei diversi settori della comunicazione.

Quando ho deciso di cambiare e ricominciare se avessi avuto un mentore che mi spiegava cosa fare, come presentarmi sul web, come approcciare il cliente, come definire i pagamenti, sarebbe stato molto più facile. Quando mi perdevo d’animo non avevo nessuno a cui appoggiarmi, ho dovuto trovare la forza dentro di me.

Da questa consapevolezza è nato il mio ultimo obiettivo professionale: diventare Mentor per freelance. Ho impegnato gli ultimi 2 anni in questo progetto. Metto a disposizione la mia esperienza e tutto quello che ho imparato anche dagli errori che ho fatto. Ho investito sulla mia formazione per creare una figura professionale che non esiste, ho seguito un’Accademy per imparare a parlare in video e in pubblico e ho aperto un sito professionale. Ho già i primi clienti con cui sto lavorando, persone non più giovanissime che vogliono rimettersi in gioco da freelance così come ho fatto anch’io.

Diventare freelance è una scelta importante e impegnativa che non deve essere presa con leggerezza. Occorre darsi regole e obiettivi personali per evitare il rischio di burnout. Io ho un mio rituale di inizio giornata: mi sveglio alle 5.30, faccio meditazione, accendo una candela e rimango in silenzio. Poi dedico tempo alla lettura. È uno spazio solo per me, la famiglia lo sa e lo rispetta. Comincio così la giornata e poi mi do 2 o 3 obiettivi professionali da portare a termine.

Oggi il mondo del lavoro è cambiato, le opportunità non cadono più dall’alto come succedeva una volta ma vanno create e costruite ogni giorno, sono convinta che sia così. Conosco bene il senso di smarrimento, le paure, le incertezze di chi si deve reinventare non più giovanissimo perché li ho vissuti io stessa.

Dalla mia parte ho avuto tanta voglia di ricominciare e questa è stata la vera forza motrice che mi ha trainata verso gli obiettivi che mi ponevo. Non è stato semplice ma non tornerei indietro.

Vivo costantemente in un’ottica di miglioramento personale, sposto di continuo l’asticella in avanti e destino sempre un budget alla mia formazione. Non bisogna mai sentirsi arrivati. Il cervello, se opportunamente allenato, risponde bene ed ecco perché dico che non c’è più un’età biologica ma solo quella anagrafica e anche se abbiamo superato gli anta non dobbiamo desistere dal guardare avanti e darci sempre nuovi obiettivi da realizzare.

Qui trovate il link al sito di Barbara

(La foto in evidenza è di Loredana Cecchini, scattata sulla spiaggia di Rimini)

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