Patricia ha unito i suoi puntini

Quando ho ascoltato il racconto di Patricia Roberta Cervi mi è tornata in mente la famosa frase di Steve Jobs sui puntini che nella vita si uniscono.  E così ho pensato che quando da piccola vedeva sua nonna lavorare all’uncinetto non poteva certo immaginare che un giorno, a 50 anni, quei centrini sarebbero diventati l’ispirazione per il suo nuovo lavoro.

Sono cresciuta in una famiglia di imprenditori, mio padre aveva due calzaturifici in Veneto dove ci siamo trasferiti dalla Liguria, nostra terra d’origine, quando avevo 14 anni. Da ragazzina ho imparato il processo di produzione delle scarpe e mi sono sempre interessata al mondo della moda.

Negli anni ’80 il calzaturificio di famiglia è stato chiuso e in quegli stessi anni le aziende italiane hanno iniziato a trasferire all’estero le produzioni. Sulla scia di questo cambiamento ho fatto delle esperienze di lavoro in Romania, Bulgaria, Polonia, Ucraina dove mi sono occupata di formazione e controllo qualità.

Rientrata in Italia ho lavorato per una decina di anni come barista in vari locali e nelle discoteche poi, forte dello spirito imprenditoriale che ho sempre respirato in famiglia, ho deciso di aprire e gestire alcuni locali in prima persona.

Questioni di cuore mi hanno portata in Emilia-Romagna dove, assieme al mio compagno, ho aperto un locale che abbiamo gestito fino al 2004.

In seguito ho fatto la fiorista, una scelta quasi ovvia per chi è ligure come me perché nella mia regione si nasce in mezzo al turismo e sin da piccoli si impara a fare i baristi e i fioristi. Io ho rispettato appieno questa tradizione facendoli tutti e due.

Come fiorista ho lavorato per una società che si occupava di allestimenti fieristici, matrimoni, addobbi di locali, ecc. Il cliente più importante era Brico di cui sono stata responsabile del settore floreale.

Nel 2014 Brico ha chiuso i suoi punti vendita del nord-est Italia tra cui anche quello in cui lavoravo e a quel punto ho avuto difficoltà a ricollocarmi professionalmente, il territorio in cui vivo non offre molte opportunità. Ho fatto una serie di lavori a tempo determinato, a volte per 3 mesi, a volte 6, in alcuni casi è stato persino difficile farsi pagare.

Nel frattempo nasceva in me la voglia di creare qualcosa di mio nel campo della moda. Ho iniziato a guardarmi intorno, a girare per mercatini, navigare su internet cercando di capire cosa mancasse nel mercato, come potermi distinguere da quello già esistente. C’è moltissima gente che fa bigiotteria, accessori, borse, abiti di stoffa ma io cercavo un’idea che uscisse dagli schemi ripetitivi che vedevo in giro. Volevo fare qualcosa che non faceva nessuno.

Ho ripensato a quando, da piccola, vedevo mia nonna fare i centrini all’uncinetto, un’arte antica e un po’ dimenticata. Ho deciso quindi di realizzare vestiti fatti a mano all’uncinetto.

Ma niente a che vedere con i rigidi centrini della nonna che, tra l’altro, non mi piacevano affatto. Io realizzo abiti da donna molto morbidi e molto femminili, indossarli è come mettere addosso un bel maglione.

Creo i miei abiti partendo da un’idea che sviluppo durante la lavorazione, non ho un cartamodello. Prendo ispirazione da qualche disegno che vedo in giro e inizio a inventarci un vestito.

Realizzo il campionario invernale e quello estivo con taglie dalla 42 alla 46. Se una cliente ha delle richieste particolari creo l’abito come lo desidera lei: taglia, modello, colore. L’esperienza di modellista che ho fatto nel calzaturificio di famiglia mi ha allenato l’occhio a capire la struttura fisica di una donna semplicemente da una fotografia. Mi basta qualche informazione e riesco a creare il vestito su misura, finora non ne ho mai sbagliato uno.

Essendomi occupata per anni di controllo qualità, sono intransigente sui materiali e la cura della lavorazione. Per il campionario invernale uso il cashmere Falconeri e per quello estivo un ottimo cotone che, anche dopo tanti lavaggi, rimane uguale.

Il mio è un prodotto di qualità che si colloca in una fascia di mercato medio-alta ma se dovessi basarmi sul materiale utilizzato e le ore di lavoro impiegate, i prezzi dovrebbero essere altissimi. In realtà il mio mestiere è diventato anche una passione e per me è importante vedere gli abiti che realizzo addosso alle donne per cui rinuncio al costo della mia fatica per riuscire a contenere i prezzi.

Inizialmente mi sono promossa attraverso il web, in particolare Amazon, ma non si è rivelato il canale giusto per me, i risultati sperati non sono arrivati. Probabilmente perché la mia tipologia di prodotto non è facile da promuovere. È stato invece molto utile per capire come venivano percepite le mie creazioni. Leggendo i commenti notavo che le persone esprimevano dubbi sulla portabilità dei vestiti e non credevano che li realizzassi davvero.

In seguito ho lasciato Amazon e ho iniziato a promuovermi da sola attraverso i social network, Facebook e Instagram, dove pubblico le foto. Inoltre partecipo a eventi e sfilate per far vedere dal vivo le mie creazioni e dimostrare la loro portabilità dissipando così ogni possibile dubbio.

La strada che ho intrapreso è complicata, si è aggiunto anche il covid-19 a renderla ancora più ardua. La pandemia ha azzerato la vita mondana che rappresentava il contesto ideale per i miei vestiti. Sto impiegando questi mesi per produrre molto, sperando in un ritorno alla normalità quanto prima. Il lavoro mi sta aiutando anche a non pensare a tutto quello che sta succedendo.

Nonostante le difficoltà del momento, sono felice e orgogliosa di quello che faccio, di realizzare abiti completamente fatti a mano, interamente made in Italy e frutto di una tecnica artigianale antica. Questo mi basta e mi ripaga dell’impegno e degli sforzi che faccio nel perseguire la nuova strada che ho scelto di intraprendere.

Trovate le creazioni di Patricia sulle sue pagine social Facebook e Instagram

(l’immagine in evidenza è di Loredana Cecchini, scattata sulla spiaggia di San Benedetto del Tronto)

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