Marco, una storia di rabbia e ostinazione

Quella di Marco Fornari, 60 anni, è una bellissima storia di realizzazione professionale e personale. Il suo racconto fa bene all’anima, c’è dentro forza, orgoglio, sensibilità, voglia di riscatto e mentre lo leggi, come nei film, speri nel lieto fine.
La sua vita è partita in salita, una salita molto ripida. Poi l’amore della nonna riesce a trasformare la sua rabbia in un’inarrestabile ascesa al successo economico e personale.
Di Marco ho ammirato tante cose, tra queste la sua capacità di conservare uno sguardo generoso e sensibile anche da imprenditore affermato e uomo di successo. Inizia il suo racconto dando preziosi consigli agli over 50 in cerca di lavoro.

Da ex imprenditore ho due consigli da dare: capire che il mondo è cambiato e avere chiaro l’obiettivo.

Quello che frena le aziende dall’assumere un cinquantenne è la paura della resistenza al cambiamento. Si presume che la persona abbia schemi di lavoro già acquisiti e sia poco elastico a modificarli. Quindi un bagaglio di esperienza preziosa viene vista come un fardello più che come un plus.

Personalmente ho passato intere notti a studiare i cambiamenti del mio settore. È necessario farlo per non rimanere impigliati in strategie e metodi di lavoro superati. Ho imparato termini nuovi, ho studiato schemi e approcci nuovi, ho cercato di capire che valore aggiunto la mia esperienza poteva dare a un cambiamento che è inevitabile.

La conoscenza dell’inglese e l’uso delle nuove tecnologie sono il primo must. Puntare dritti all’obiettivo e non guardarsi mai indietro sono il secondo.

L’atteggiamento al colloquio di lavoro è un altro punto cruciale. Mai presentarsi in modo mesto e passivo, sarebbe un massacro. Al contrario, bisogna essere parte attiva, fare tante domande quante se ne ricevono dall’interlocutore, avere ben chiaro cosa si può offrire all’azienda ed esporlo in maniera sicura.
Il candidato deve dimostrarsi convinto di avere le competenze giuste per il ruolo e non aspettare che siano gli altri a giudicarlo. Un atteggiamento alla pari col selezionatore è l’approccio vincente. Far comprendere che è scrupolo anche del candidato capire se è l’elemento giusto per l’azienda.

Questo è quanto mi sento di raccomandare ai cinquantenni in cerca di nuova occupazione. Nel mio caso, essendo stato un imprenditore, ricominciare è stato più facile.

La mia storia professionale si intreccia con quella familiare. A 9 anni i miei si sono separati e come conseguenza ho avuto un esaurimento nervoso devastante. I segni ci sono ancora, i bimbi sono come il cemento fresco, se lo calpesti le impronte non si cancellano più. Anche se questo non ha un’attinenza diretta col lavoro, in realtà lo sforzo per uscirne da solo, mi ha dato una forza rabbiosa, e un senso di responsabilità che sono state indispensabili sia nella vita che nel lavoro.

Dopo il diploma mi sarebbe piaciuto andare all’università, ero bravo, ma non c’erano i mezzi per farlo, dovevo lavorare per dare una mano in casa. Ho fatto l’operaio in un campo da golf e alcuni miei compagni di classe fingevano di non conoscermi per non sfigurare. Quando ci tornai tanti anni dopo con una Lotus Esprit parcheggiando proprio davanti al club house dove prima non potevo entrare, mi trattarono come un principe. Ovviamente non mi avevano riconosciuto e ovviamente a me il golf fa schifo.

Poi ho lavorato consegnando alimentari confezionati a bar e supermercati: sveglia alle 4.30 e partenza alle 6 col furgone carico di merendine e bottiglie. Ebbi un incidente a causa della neve (i furgoni non avevano gomme da neve né catene) e finii in un fosso dal quale mi tirarono fuori i vigili del fuoco con un principio di congelamento alle gambe rimaste nell’acqua.

Mi cacciarono dall’azienda e toccai uno dei punti più bassi della mia vita. Nel frattempo, ero entrato in contrasto con mia madre e iniziai a fare avanti e indietro da casa, dormendo in macchina o nel garage dove suonavamo con un gruppo. Alla fine andai a vivere da un mio amico.
Fu un periodo difficile, ho saltato molte cene ma in compenso avevo un bel fisico asciutto.

Cercai conforto da mia nonna, la donna più importante della mia vita. Lei mi disse che aveva fiducia in me ed era orgogliosa di come ero. Quelle parole segnarono un punto di svolta, mi diedero forza e fiducia.

Conobbi anche la rabbia, che è stata il motore della mia vita, insieme all’odio per le ingiustizie verso i prepotenti. Da allora non so far finta di non vedere chi ha bisogno, bipede o quadrupede che sia. Non ho mai pensato “ci penserà qualcun altro”, sono sempre stato io quel qualcun altro. E ho pensato che magari chi avevo aiutato avrebbe seguito a sua volta il mio esempio, creando una sorta di contagio di bontà che è l’unica speranza di rendere un po’ migliore questo mondo.
Tornai a casa e feci di tutto, dal servizio d’ordine a concerti ed eventi sportivi, al servo di scena a teatro. Passavo in famiglia parte dei guadagni pur vivendo fuori casa, lo facevo per le mie sorelle.

A giugno 1980 cominciai a fare il produttore di assicurazioni, quelli che fanno il porta a porta, e la sera facevo un corso di tecnica assicurativa.
Vinsi una borsa di studio e nell’82 una delle principali compagnie di assicurazione italiane mi assunse come ispettore tecnico: ero il più giovane in Italia. Finalmente avevo un lavoro fisso e importante!

Mi sono iscritto all’università e ho superato numerosi esami, ma facevo 60.000 km all’anno, la sera arrivavo a casa devastato e non ce l’ho fatta ad arrivare in fondo.

Nel 1986 sono diventato agente principale, uno dei più giovani in Italia, e ho portato la mia agenzia a essere la prima della Compagnia in Italia.
Nonostante i brillanti risultati i vertici non mi hanno mai incontrato, avrei dovuto essere io ad andare da loro, ma me ne fottevo bellamente. Sono stato uno dei migliori agenti della storia della Compagnia, ho portato i clienti più importanti e non ho mai conosciuto il Presidente…me ne sono fatto una ragione guardando il mio modello 740.

Sono seguiti anni di successi e crescita esponenziale, lavoravo come un pazzo, avevo fantasia e una squadra a cui devo tanto, e a cui penso di aver dato tanto.
Anni di inviti a ogni tipo di convegno, cerimonia, manifestazione, in cui mi sono sempre sentito fuori posto; sapevo di essere un intruso, un arricchito, anche se la metà di loro avrei potuto comprarli senza problemi. Ho saltato eventi mondani per cui la gente si farebbe uccidere, mandavo i miei collaboratori ai viaggi premio e me ne stavo a casa coi miei cani e, talvolta, la malcapitata di turno. Gli animali sono diventati uno dei cardini della mia esistenza, vivendoli sono diventato vegetariano, e tutt’ora sono un animalista molto attivo.

Una volta una “malcapitata” figlia della migliore borghesia di Bologna mi chiese perché non frequentavo “i posti giusti e la gente giusta” (il mio migliore amico era un poliziotto). Vista la Ferrari e la barca avevo finalmente accesso alla crema di Bologna. Quale onore…
La portai a vedere i miei posti giusti: un canile, un concerto di heavy metal e dove ero nato, la periferia poco nobile di Bologna. Non l’ho più vista.

Nel 2016 ho venduto la mia azienda a un colosso multinazionale. Mi hanno tenuto credo solo per gentilezza; non contavo nulla, probabilmente ero considerato solo un vecchio rincoglionito che voleva vendere. Ho cercato in tutti i modi di dire che il modello di business che avevo creato nel 1992 e che aveva decretato la fortuna della società, era ormai vecchio e andava cambiato.

Avevo idee, non ero morto, a ogni riunione parlavo di nuovi canali e nuovi prodotti ma mi ridevano in faccia. I manager erano loro, io non ero neppure laureato

Avrei voluto essere parte attiva, ci ho provato in tutti i modi, ma non avevo alcuna autonomia.

L’azienda però andava progressivamente sempre peggio, e mi hanno chiamato a rimediare a una situazione ormai troppo compromessa, ero la loro ultima spiaggia. Ma ancora non avevo nessuna autonomia decisionale, solo responsabilità, decidevano sempre i manager che continuavano comunque a considerarmi inattendibile quando parlavo di innovare; in fondo ero troppo vecchio, e quindi poco credibile, per parlare di novità, di cambiamento, di innovazione. Avrei dovuto rilanciare un’azienda che continuava a vivere con logiche superate, e quindi stritolata da chi aveva saputo guardare diversamente al mercato. Non ce l’ho fatta, è stato un calvario di umiliazioni.

Dopo 3 anni la mia vecchia azienda è stata chiusa, mettendo 36 persone in mezzo a una strada. Per fortuna chi proveniva da quell’esperienza era considerato un fuoriclasse, per cui si sono ricollocati tutti.

Ma io ero convinto delle mie idee: ho continuato a guardare al nuovo, alla digitalizzazione, ho studiato i suoi termini e le sue logiche, ho cercato di applicare modelli di cambiamento e innovazione al mio bagaglio di esperienza, e sono andato a parlarne in giro, a chi mi aveva apprezzato in passato.
Nel 2018 sono diventato Presidente e Amministratore Delegato di una società del gruppo Telepass, e ho cominciato una nuova avventura nella quale ho coinvolto anche alcuni dei “miei ragazzi” della prima ora.

Ho 60 anni ma non sono finito, anzi: faccio un lavoro splendido, spesso mettendo in pratica le idee che avevo suggerito per la mia azienda, e i risultati sono ottimi. Ho riscoperto l’entusiasmo nel lavoro, e sto ancora imparando tante cose, e mi piace: la voglia di imparare è importante, è un valore che va trasmesso a chi ci dovesse affidare un lavoro, deve essere un motore indispensabile.

Personalmente parlando, non voglio mai dimenticare di quando ero povero né pensare di essere una persona migliore oggi, solo perché ho due lire. Quel Marco mi piaceva e non lo voglio perdere.

(La foto è di Loredana Cecchini, scattata sull’isola di Qeshm nel Golfo Persico)

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20 commenti su “Marco, una storia di rabbia e ostinazione”

  1. Spero sia di aiuto a chi vede nero…è successo tante volte anche a me…se posso dare una mano, anche solo per una chiacchierata, io ci sono

    1. Caro Marco, piacere mi chiamo Barbara, (scusami se ti do del tu) mi piacerebbe molto parlare con te, perché avendo letto la tua storia mi sono sentita catapultata nel mio passato….solo che il mio presente è molto differente dal tuo. Abbiamo le stesse idee e lo stesso modo di pensare e ti posso dire che mi piace molto. Quindi se tu vuoi e ti piacerebbe parlare con me ti lascio il mio nome e indirizzo email. Grazie da Barbara

    1. Anch’io Francesca la vorrei quella grinta, facciamo un po’ ciascuno!
      Grazie per aver lasciato il suo commento.
      Loredana

    2. spesso la grinta te la dà la forza della disperazione… io ho cominciato presto, peccato che dopo un po’ la grinta si sia tramutata in rabbia, e questo logora.

  2. Ciao Marco, siamo amici su facebook, e forse uso impropriamente questa parola, ma io mi sento come tale….e ti ringrazio perchè in una situazione hai mostrato la tua proverbiale generosità con uno dei tanti gatti di cui mi occupo, io sola tra i soli. Ti ringrazio non solo perchè hai permesso le cure ma perchè ci sei stato sempre e comunque anche con una parola di conforto. Sono una cinquantenne che non ha conosciuto solo insuccessi e sta passando la vita ad aiutare gli altri, senza aiutare me stessa. Posso sentirmi anche una fallita…ma la vita fa il suo corso e se non si ha mai nessuno sbocco….si continua nella corrente del fiume, che alla fine ti porta sempre verso il mare. Non ti ho mai chiesto aiuto per me. So di non meritarmelo. Grazie ancora, sei un essere umano speciale…..come dovremmo essere tutti

    1. Francesca grazie per aver commentato questo articolo. Si comprende bene la stima che ha nei confronti di Marco che, generosamente, si è messo a disposizione raccontando la sua storia senza nascondere le ombre che ha attraversato.
      Loredana

    2. nessuno che scrive cose simili può considerarsi fallito…. so bene chi sei e cosa fai, e la tua amicizia mi onora… spero di non deluderti mai,ed io ci sarò, per tu meriti le cose più belle

  3. Marco io ti stimo talmente tanto che fatico a descriverlo! Ma te lo scrivo qua non perché lo penso da questo momento.. anzi, lo penso da sempre. Da quando ti ho conosciuto! Sei vero, sei vivo, sei limpido. Sei da clonare!!!!

    1. son semplicemente il risultato del mio vissuto, nel bene e nel male. Ho avuto la fortuna di cogliere le poche occasioni, ed il merito di andare avanti a testa bassa anche quando più che occasioni sembravano illusioni. E poi volevo far vedere a mia nonna che non si era sbagliata, e non volevo che le mie sorelle dovessero vivere ciò che ho vissuto io. Tutto qui. E poi la fortuna del contagio dell’animalismo, e lì ho conosciuto i miei eroi e miei esempi, i volontari.

  4. nessuno che scrive cose simili può considerarsi fallito…. so bene chi sei e cosa fai, e la tua amicizia mi onora… spero di non deluderti mai

  5. Chissà se un giorno deciderai di scrivere anche un libro(oltre al ,,Alien,, 😉 ),perché sarebbe bellissimo conoscerti anche attraverso l’inegabile talento e verve che hai nello scrivere. Auguri di cuore Marco,che la vita ti doni tutto quello che di bello e buono lo hai già!

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